Schede primarie

Prosegue ancora oggi la fortunatissima carriera cinematografica di Stefania Sandrelli, che ha affascinato i più grandi registi dell'epoca d'oro del nostro cinema, diventandone volto femminile internazionale. L'esordio sul grande schermo si deve a Luciano Salce, che le offre una parte ne "Il federale" accanto a Ugo Tognazzi e Gianni Angus. La notorietà arriva con la partecipazione in "Divorzio all'italiana" di Pietro Germi, dove l'attrice interpreta la cuginetta Angela, della quale si invaghisce perdutamente Fefé (Marcello Mastroianni). Pietro Germi la dirigerà ancora in "Sedotta e abbandonata", in "L'immorale" e in "Alfredo, Alfredo". A 16 anni, si fidanza con il cantautore Gino Paoli, con il quale vivrà una lunga storia d'amore che si concluderà con la nascita della sua prima figlia, Amanda, nel 1964. Nel 1965 Antonio Pietrangeli, colpito dalle doti recitative di questa ragazza, le offre l'opportunità di impersonare un'attricetta che non riesce ad avere successo in "Io la conoscevo bene". Nessuno crede che la Sandrelli sia capace di interpretare un ruolo del genere e Pietrangeli si imporrà fortemente per sostenere il suo nome nel cast. Quando alla fine ci riesce, il film è un vero successo e l'attrice è esaltata dalla critica e particolarmente apprezzata dal pubblico. Durante gli anni settanta viene diretta dai più talentuosi registi del nostro cinema: Bernardo Bertolucci la vorrà nei suoi capolavori "Il conformista" (1970) e "Novecento" (1976), per poi ritrovarla in una delle sue pellicole più recenti, "Io ballo da sola" (1996). Se per Monicelli sarà una strega che segue "Brancaleone alle crociate" (1970), per Luigi Comencini è vittima del capitalismo in "Delitto d'amore" (1974), ma anche una sexy vicina di casa che balla in un ascensore bloccato con un monsignore in "Quelle strane occasioni" (1976). Nel 1974 è sul set di "C'eravamo tanto amati" di Ettore Scola, nei panni della donna contesa da Gassman e Manfredi; il regista sarà una delle colonne portanti della sua carriera, tanto che la scritturerà in "La famiglia" nel 1988, dopo averle donato nel 1980 il suo primo Nastro d'Argento come Miglior Attrice non protagonista per "La terrazza". L'attrice riceverà nella sua carriera altri cinque Nastri, per le interpretazioni in "Mignon è partita" di Francesca Archibugi (1989) (che le varrà anche il David di Donatello), "La cena" ancora di Scola (1999), "L'ultimo bacio" di Gabriele Muccino (2001) e "La prima cosa bella" di Paolo Virzì (2010). Nel 1983 entra nella sua filmografia Tinto Brass, che dirigendola nell'erotico "La chiave" mostra all'Italia una Sandrelli che nessuno conosceva. Seguono: Odorisio ("Magic Moment"), Steno ("Mi faccia causa"), Quaregna ("Una donna allo specchio"), Giuseppe Bertolucci ("Segreti Segreti"), Lizzani ("Mamma Ebe"), Monicelli ("Speriamo che sia femmina"), Soldati ("La sposa americana"), Gabòr ("La sposa era bellissima"), Bigas Luna ("Prosciutto Prosciutto" - Leone D'Argento al Festival di Venezia del 1992). È l'ennesima prova che la Sandrelli può affrontare qualsiasi personaggio, essere di volta in volta bambina, moglie, amante, oggetto del desiderio, femminista, madre, vittima, carnefice, disinvolta, inibita, frivola e passionale. Un'attrice proteiforme, capace con la sua personalità e il suo carattere di infondere umanità, spessore e credibilità anche a personaggi di contorno o appena abbozzati. Ancora attiva e indimenticabile, per la leggerezza, la spontaneità, il talento innato e puro con il quale ha attraversato questi anni di cinema italiano, Stefania Sandrelli si è guadagnata meritatamente il Leone d'Oro alla carriera nel 2005 e il Nastro d'argento onorario nel 2006. Nel 1980 lavora in "Lulu", per la regia di Mario Missiroli, nell'84 in "I Racconti del Maresciallo" di Giovanni Soldati. Ma le nuove fiction la reclamano e Stefania, sempre pronta ad accettare nuove sfide, non si sottrae. Dal 1996 al 2001 è tra i protagonisti della serie "Il Maresciallo Rocca", dal 2001 al 2003 "Il Bello delle donne" e da ultimo "Una grande famiglia".